Per il protagonismo dei migranti
Per l'abolizione del legame tra permesso di soggiorno e lavoro
Per la libertà di movimento e il diritto di restare e per la chiusura dei CPT dentro e fuori l'Europa

Informazioni e Contatti

Telefono: 327-57-82-056
E-mail: coo.migra@yahoo.it
il Coordinamento Migranti si riunisce tutti i MERCOLEDI sera alle 19:30 presso xm24, via Fioravanti 24 a Bologna

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martedì, 06 maggio 2008

Report mayday008/4 - video dal carro migranti

Due contributi video dal carro dei migranti alla MayDay008 [vedi sotto per foto e contributi audio dal corteo]

"Pace e permesso di soggiorno per tutti!"



Si balla ma non solo... "Dobbiamo ragionare, dobbiamo essere capaci di preparare qua in Italia uno sciopero del lavoro migrante, che dimostri che siamo sì lavoratori, ma siamo anche gente che conta, che lotta, che parla, che si ribella! [..] Faranno l'Expo.. noi sappiamo cosa vuol dire, significa quello che è stato a Torino: lavoro a 1 euro e mezzo l'ora!"



martedì, 22 aprile 2008

In centinaia in piazza per la Terza Giornata dei Migranti: FOTO - prenotazioni pullman per il primo maggio a Milano

clicca sulle immagini per vedere altre foto della giornata

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Per il terzo anno consecutivo, domenica 20 aprile, centinaia di migranti di Bologna e provincia hanno partecipato alla Giornata per i diritti e la libertà dei migranti in Piazza dell'Unità. Oltre i confini delle comunità, dai cinesi ai filippini, dai senegalesi ai marocchini ai pakistani hanno contributo con musica, balli e cibo a una giornata che è andata oltre la festa. Il primo torneo di Basket Migrante, che ha coinvolto le seconde generazioni, ha visto vincere a suon di Hip Hop una squadra cinese. Ma tutti noi migranti abbiamo vinto.

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Abbiamo mostrato che è possibile superare differenze e confini per discutere, organizzarci e lottare insieme contro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, per la chiusura dei centri di detenzione, per la regolarizzazione permanente slegata dal lavoro e dal salario. Contro quelli che ci vogliono divisi per cultura e comunità, abbiamo dimostrato che è possibile prendere parola insieme. Contro le retoriche razziste e criminalizzanti che cercano di metterci in competizione, diciamo che è possibile lottare insieme ai lavoratori italiani.
Da questa piazza è partito un forte appello alla partecipazione alla May Day 2008, per unire migranti e italiani contro i confini, contro la precarietà, per essere liberi di muoverci e di restare. In quello stesso giorno in molte città d'Europa e d'America i migranti scenderanno in piazza per la regolarizzazione,  perché è orami necessario andare oltre i territori locali e nazionali e rivendicare la libertà oltre i confini, a livello transnazionale.
Conosciamo la precarietà e diciamo che noi migranti siamo precari due volte. Come tutti i lavoratori, sperimentiamo sempre più contratti a tempo determinato, a progetto, attraverso agenzie interinali, nelle cooperative, nelle fabbriche, nelle case. Per noi migranti questo significa però rendere sempre più precaria la nostra libertà e la possibilità stessa di rimanere in Italia: se perdiamo il lavoro, rischiamo di diventare clandestini. E di essere rinchiusi nei C.P.T. in attesa di espulsione.
Per questo saremo in tanti a Milano, insieme a tutti i lavoratori, perché il ricatto del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro è un'arma "legale" usata contro di noi per precarizzare e impoverire tutto il lavoro.

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Primo maggio a Milano:
sono ancora disponibili posti sui pullman organizzati dal Coordinamento Migranti, ma è necessario prenotarsi chiamando il numero

327-57-82-056

scarica il numero 9 di Senza Chiedere il Permesso
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venerdì, 18 aprile 2008

Lavoro migrante, lavoro di tutti: dal 20 aprile verso il primo maggio

III Giornata per la libertà e i diritti dei Migranti
domenica 20 aprile

primo torneo di basket migrante
musica e danze

piazza dell'Unità - Bologna
dalle 11 alle 22

Domenica presenteremo il numero 9, aprile 2008, di Senza Chiedere il Permesso - Per la libertà dei migranti!, di seguito pubblichiamo l'editoriale:

Lavoro migrante, lavoro di tutti:
verso il Primo maggio del lavoro migrante!

 
In Italia e in Europa, negli ultimi anni, il movimento dei migranti è cresciuto nel segno della lotta, dell’organizzazione autonoma e del protagonismo. La legge Turco-Napolitano prima e la Bossi-Fini poi hanno cercato di ridurci al silenzio, ma noi migranti abbiamo preso parola portando avanti le nostre rivendicazioni. Ora dobbiamo mettere in gioco la forza accumulata e scendere in piazza il primo maggio contro lo sfruttamento del lavoro migrante, contro la precarietà del lavoro.
Succede anche in America: come negli ultimi due anni, il prossimo primo maggio i migranti saranno di nuovo in piazza per rivendicare una regolarizzazione senza condizioni. Saranno in piazza come lavoratori, perché sanno che essere senza permesso significa essere più ricattabili.
I migranti negli Stati Uniti lanciano una sfida che noi vogliamo cogliere. In Italia e in Europa, da diversi anni, il primo maggio è l’occasione per la May Day, una manifestazione che coinvolge tutti coloro che subiscono una condizione di precarietà.
Lavoratori precari che non hanno trovato risposta da parte delle organizzazioni e nella rappresentanza sindacale, nell’ambito della May Day hanno potuto esprimere le proprie rivendicazioni. Quest’anno le esperienze e i percorsi di lotta di migranti e precari si incontrano a Milano il primo maggio in una grande manifestazione e giornata di lotta dove il lavoro migrante sarà la questione centrale della lotta contro la precarizzazione del lavoro.

Noi migranti sappiamo che la precarietà è una condizione che riguarda tutti, ma anche che la nostra è una precarietà doppia a causa del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro. Siamo costretti a fare straordinari se vogliamo mantenere il lavoro, siamo costretti ad accettare qualsiasi salario e condizione di lavoro per rinnovare il permesso, siamo costretti a rinunciare a scioperare e lottare se non vogliamo essere licenziati e correre il rischio di diventare clandestini. E questo significa che il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro è una leva per impoverire e rendere precario tutto il lavoro, quello dei migranti e quello degli italiani.
Per questo, una lotta comune dei precari a partire dalla specificità del lavoro migrante è molto di più che semplice solidarietà, è un piano politico nuovo: la legge consente ai padroni di usare diversi contratti, differenziare mansioni, tempi di lavoro e retribuzioni mettendo i lavoratori, migranti e italiani, l’uno contro l’altro.
Noi invece, il primo maggio, vogliamo parlare un linguaggio comune contro il legame tra permesso e lavoro e contro la precarietà del lavoro.

Anche la lotta che, a Bologna, portiamo avanti contro il protocollo con le Poste ha a che fare con il lavoro. Non solo perché i nostri salari sono attaccati dai 70 € che ciascun componente della famiglia deve pagare per rinnovare il permesso. Mentre aspettiamo, anche per un anno, che il nostro permesso sia rinnovato, siamo in una strana condizione a metà tra regolarità e irregolarità: quando siamo ‘regolari’, subiamo la costante minaccia di diventare ‘irregolari’ perché sappiamo che basta perdere il lavoro per perdere il permesso. Con la ricevuta delle poste non siamo liberi di andare nel nostro paese per le ferie. Le agenzie interinali non ci prendono in considerazione, le cooperative non ci assumono, non riusciamo neanche ad avere un medico di base. Senza la tessera sanitaria, neanche i nostri figli possono avere una normale copertura medica.
Per questo, quando andiamo al lavoro con la sola ricevuta, siamo ancora più ricattati: nelle cooperative siamo costretti a lavorare per un salario bassissimo, dobbiamo fare straordinari per non perdere il lavoro, ci vengono imposte mansioni non previste dal contratto. Nelle fabbriche, i turni più duri di notte, le mansioni più pericolose e faticose, e gli straordinari toccano spesso a chi deve raggiungere un certo livello di reddito per rinnovare il permesso. Nelle case, le donne migranti lavorano praticamente per l’intera giornata, ma il salario minimo previsto per legge è di 350 euro! Sempre più, però, ci accorgiamo che anche avere un permesso di soggiorno in piena regola non garantisce alcuna regola. Non solo perché rischiamo sempre di diventare irregolari, ma perché le regole le stabiliscono i padroni, approfittando della nostra ricattabilità

Questa condizione ha due responsabili: i governi che hanno istituito per legge il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro. Con la vittoria di Berlusconi, Bossi e Fini, si ritorna a un clima politico che rende sempre più “intoccabile” la Bossi-Fini. Il pericolo, inoltre, è che il nuovo governo segua quello che alcuni sindaci di destra hanno già fatto nei comuni del nord negando la residenza ai migranti che non raggiungono un determinato livello di reddito, discriminando i migranti nelle graduatorie per accedere alle case popolari o agli asili nido. Proprio per questi motivi, tuttavia, è più che mai urgente  andare avanti con le nostre lotte, uscendo dal ristretto ambito cittadino, locale o territoriale in cui vogliono ancora una volta confinarci, per raggiungere finalmente quella dimensione transnazionale che deve investire i governi nazionali nella loro collocazione europea.
C’è poi un secondo responsabile per questa condizione. I padroni – anche quelli che prendono il nome di cooperative, ma che di cooperativo non hanno nulla se non lo sfrenato sfruttamento del lavoro – che approfittano della situazione per farci lavorare di più e pagarci di meno. Non possiamo lasciare il nostro destino nelle mani di partiti e sindacati. Dobbiamo prendere parola e lottare per cambiare questa situazione. Noi migranti abbiamo attraversato i confini non solo perché avevamo bisogno. In tanti potevamo lavorare nel nostro paese. Abbiamo deciso di migrare perché sappiamo che il mondo è nostro, e questo significa che dobbiamo riprendercelo! Rivendichiamo la rottura del legame tra permesso e lavoro, perché vogliamo essere liberi di muoverci e di restare. Qualcuno ha scritto che il destino non lo decidiamo noi. Ma se l’evoluzione va per conto suo, a noi spetta il compito di accelerare il cambiamento, di prenderci il tempo necessario per liberarci dalle catene e dai confini che pretendono di fermarci.

Dopo la grande manifestazione a Brescia, la May Day a Milano è una occasione da non perdere. Un'occasione per stabilire un legame politico reale tra le lotte dei migranti e quelle degli altri lavoratori e lavoratrici precari. Un'occasione unica per stabilire un collegamento evidente tra il primo maggio in Europa e quello negli Stati Uniti, nel segno della dimensione globale e transnazionale delle lotte dei migranti. Dopo le grandi assemblee organizzate in questi mesi a Bologna, con lavoratrici e lavoratori migranti delle fabbriche, delle cooperative, delle case e dei cantieri, noi siamo certi che anche in questa città il primo maggio aprirà un nuovo percorso di lotta e libertà, per una regolarizzazione permanente slegata dal lavoro e dal salario, per la chiusura dei CPT, per la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro!


In questo numero anche:
  • Notizie dalla Questura di Bologna
  • Va davvero tutto bene? L'esperienza dal lavoro di cura alle cooperative di servizi
  • Quando i padroni si chiamano cooperative. Dinamiche di ordinario sfruttamento
SCARICA IL GIORNALE IN FORMATO .PDF

Bozza SCP aprile 2008
postato da: coordmigranti alle ore 17:25 | link |
categorie: giornale, manifestazioni, festa, parole migranti, mayday008

Vi aspettiamo domenica 20 aprile - Terza Giornata dei Migranti - Bologna piazza dell'Unità dalle 11 alle 22

***Per ulteriori informazioni leggi i post precedenti***

Come raggiungere piazza dell'Unità:

postato da: coordmigranti alle ore 16:31 | link |
categorie: manifestazioni, festa
martedì, 15 aprile 2008

Comunicato stampa: Terza Giornata dei Migranti

A Bologna fervono i preparativi per la Terza Giornata per la libertà e i diritti dei Migranti, che si terrà in Piazza dell'Unità il 20 aprile, domenica prossima.

Per il terzo anno consecutivo noi migranti di Bologna e provincia ci prepariamo a una grande giornata di festa, di denuncia e di partecipazione dove dar voce al nostro protagonismo, per far sentire pubblicamente la nostra presenza e gridare le nostre richieste.

Nata da un esperimento tre anni fa, la Giornata dei Migranti ha visto crescere la partecipazione e l'attenzione intorno a sé. Stretti tra la criminalizzazione e il ricatto costante del contratto di soggiorno per lavoro, in questi anni noi lavoratori e lavoratrici migranti abbiamo lottato in prima persona contro la legge Bossi-Fini, contro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, per la chiusura dei centri di detenzione e per l'abolizione del protocollo delle Poste. Lo abbiamo fatto abbattendo gli steccati tra le comunità e le culture, unendoci nella lotta comune per conquistare giustizia e libertà.

Una lotta che non si è mai interrotta e che rilanciamo, una lotta per il rispetto e la libertà ancora più urgente oggi, perché per noi migranti non si profilano tempi buoni.

Questo percorso ha prodotto numerose iniziative, presidi e manifestazioni di protesta. Ora, dopo due affollate assemblee tenute al centro Zonarelli nelle scorse settimane, noi migranti raccolti intorno al Coordinamento Migranti di Bologna daremo vita ad una giornata di festa e rivendicazione: per un giorno trasformiamo la nostra rabbia in festa, e piazza dell'Unità diventa la piazza dei migranti. Una piazza aperta a tutti coloro che vorranno ascoltare e unirsi alla nostra lotta. Al mattino, con il primo torneo di Basket Migrante dedicato alle seconde generazioni, al pomeriggio, con musica e balli fino a sera.

Per la presentazione dell'iniziativa, della piattaforma rivendicativa ed un programma più dettagliato, la stampa è invitata


GIOVEDI' 17 APRILE ALLE ORE 12

presso la SALA PARENTELLI del Comune di Bologna.

Coordinamento Migranti Bologna e Provincia
postato da: coordmigranti alle ore 15:02 | link |
categorie: comunicati, manifestazioni, festa
venerdì, 11 aprile 2008

Reportage dal presidio a Ponte Taro in Fontevivo

Questa mattina si è tenuto un presidio di fronte alla fonderia Gardelli & Sani di Fontevivo (PR), a cui ha partecipato una delegazione del Coordinamento Migranti. Il gravissimo episodio denunciato in questi giorni (vedi il comunicato) non è un fatto eccezionale, ma un piccolo squarcio sulla realtà del lavoro migrante: sfruttamento, mancanza di norme sulla sicurezza, minacce e - da ultimo - violenze fisiche.




La fonderia di Pontevivo si presenta come tante piccole fabbriche disseminate nel nostro territorio: un recinto all'interno del quale è impossibile vedere che cosa accade. Un luogo dove si custodisce il segreto del lavoro migrante. La denuncia di Redouane ha però rotto questo segreto, svelando che cosa accade dietro le retoriche sull'immigrazione.



Abbiamo avuto con lui un colloquio durante il quale ci ha raccontato la situazione alla Gardelli & Sani: macchinari la cui sicurezza è discutibile - Reduane ha perso un dito in questa stessa ditta qualche anno fa - e impiego regolare di lavoro nero e migranti privi del permesso di soggiorno. Poche settimane fa un cosiddetto controllo contro il lavoro nero ha portato ad un esito che putroppo conosciamo fin troppo bene: come tra i braccianti agricoli nel Sud Italia o tra gli operai dei cantieri edili, il controllo ha portato alla fuga di alcuni di loro, e a provvedimenti di espulsione per altri, in quanto clandestini. Intanto la fabbrica continua a funzionare: anche oggi durante il presidio si potevano sentire i rumori provenienti dall'interno, isolati dal resto del mondo da barriere di oltre due metri e filo spinato. Reduane ci ha raccontato cosa è successo dopo i controlli: il personale è stato dimezzato, e così è aumentato il carico di lavoro per chi, come lui, era invece regolarmente assunto. Gli veniva chiesto di svolgere più mansioni nello stesso tempo, di caricare il muletto ma anche di far funzionare le macchine. Quando Reduane si è difeso dicendo che non era possibile fare tutto allo stesso tempo ha ricevuto come risposta offese e uno sputo, e poi un pugno sul volto. Uno degli altri lavoratori, tutti migranti, ha vinto la paura e le minacce dei padroni aiutandolo nella sua denuncia.



Se non a tutti i migranti capita di ricevere sputi in faccia e pugni - e fa una differenza - tutti vivono però il ricatto del permesso di soggiorno per lavoro, che coinvolge i migranti irregolari in un circolo perverso dal quale è impossibile uscire, e coinvolge quelli regolari mostrando la precarietà della loro condizione. Chi rifiuta rischia grosso, chi si ribella a condizioni insopportabili subisce il rischio di perdere il permesso. Un ricatto che non si ferma ai migranti, perché se una parte sempre crescente di lavoratori vive questa condizione, è il lavoro nel suo complesso ad essere ricattato e a diventare lavoro migrante.
Il gesto di Reduane, come quelli di tanti altri che fanno sentire la loro voce, dimostrano però che sono tanti i migranti che dicono NO e sono pronti a lottare.
postato da: coordmigranti alle ore 17:26 | link |
categorie: foto, manifestazioni, parole migranti