LA VIOLENZA SULLE DONNE
NON HA COLORE NÉ RELIGIONE NÉ CULTURA.
HA SOLO UN SESSO
Il Coordinamento Migranti Bologna aderisce alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne di sabato 25 novembre.
I fatti di cronaca dell’estate hanno prodotto un’equazione sciagurata, quella tra violentatore e immigrato. Come se il nome di assassini e stupratori fosse “straniero”. La stampa ha favorito la logica del capro espiatorio. Ai danni delle donne è stata perpetrata una seconda violenza, quella di essere ridotte a un pretesto per fomentare una caccia al criminale che rivela tutti i suoi tratti razzisti. I fatti di questi giorni, bambine stuprate in gruppo dai loro giovani compagni di scuola, filmate e ricattate, le violenze che ogni giorno si ripetono, ci dicono che non è una questione di pelle, cultura, religione. La violenza sul corpo delle donne ha cittadinanza ovunque, anche se c’è un ministro che vuole fare esami di buon cittadino ai migranti per proteggere le donne. Perché allora non revocare la cittadinanza agli stupratori italiani?
La violenza sulle donne non ha cultura perché è una cultura a sé stante, esprime un rapporto di potere che attraversa la società e che si fa valere sui corpi delle donne. Sia essa perpetrata dal branco o nel silenzio delle mura domestiche. Ci fa paura, ma è necessario ed è possibile dire con forza, insieme, NO.
Noi donne migranti vogliamo essere con tutte le donne, perché quello che una è costretta a subire deve accomunarci tutte.
Vogliamo dire NO non solo alla violenza, ma anche alle retoriche sempre più diffuse, che criminalizzando i migranti si traducono nelle parate dei maschi-mariti-padroni che urlano: “giù le mani dalle nostre donne”. In troppi si alleggeriscono la coscienza accusando i migranti, come se la violenza sulle donne fosse altrimenti sconosciuta nella “civile” Europa.
Vogliamo dire NO a questa logica della “sicurezza” che è la stessa a cui si richiama la legge Bossi-Fini. Legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro o al permesso dei nostri mariti, se siamo entrate in questo paese con il ricongiungimento famigliare, questa legge ci costringe alla clandestinità e al silenzio, come donne e come lavoratrici.
La violenza sulle donne non ha colore né religione né cultura. Ha solo un sesso. Purtroppo non conosce confini. Saremo in piazza con tutte le donne, il 25 novembre, perché crediamo che sia necessario e possibile dire, radicalmente, NO.