Per il protagonismo dei migranti
Per l'abolizione del legame tra permesso di soggiorno e lavoro
Per la libertà di movimento e il diritto di restare e per la chiusura dei CPT dentro e fuori l'Europa

Informazioni e Contatti

Telefono: 327-57-82-056
E-mail: coo.migra@yahoo.it
il Coordinamento Migranti si riunisce tutti i MERCOLEDI sera alle 19:30 presso XM24, in via Fioravanti 24 a Bologna

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, 28 aprile 2008

May day, May day! 1° maggio - giorno di lotta del lavoro migrante

AVVISO:
I PULLMAN PER MILANO ORGANIZZATI DAL COORDINAMENTO MIGRANTI
PARTIRANNO DALL'AUTOSTAZIONE
IL RITROVO E' ALLE ORE 9
PER INFO E PRENOTAZIONI USARE I CONTATTI A FIANCO



DSC_6192
Di primo maggio dei migranti abbiamo iniziato a parlare a dicembre dello scorso anno. Dopo la grande manifestazione di Brescia del 27 ottobre e il successo della giornata di mobilitazione contro il protocollo con le Poste del 1 dicembre, arrivava dagli Stati Uniti una chiamata: tutti i migranti in piazza, nel mayday, per chiedere la regolarizzazione subito e la fine delle deportazioni. Da un paese con 11 milioni di cosiddetti irregolari e che ha visto crescere la mobilitazione dei migranti negli ultimi anni, era un appello da non lasciar cadere.

Per questo insieme ad altri abbiamo proposto un percorso verso un primo maggio dei migranti, che facesse risuonare anche in questa sponda dell’Atlantico la richiesta di una regolarizzazione subito, della chiusura dei CPT, della rottura del legame tra permesso di soggiorno e lavoro.

Era naturale che questo percoso s’incontrasse con il percorso della mayday: non soltanto perché la mayday ha sempre parlato di migranti, ma perché i migranti sono i precari tra i precari, e sulla loro pelle si è sperimentata la precarizzazione del lavoro, fino al punto estremo che fa coincidere la libertà con il volere del padrone. Perché questo vuol dire legare il permesso del soggiorno al contratto di lavoro. In tempi di Bossi-Fini e di vaneggiate nuove leggi nemmeno mai discusse, il dispositivo che lega la vita dei migranti alla precarietà diffusa del lavoro funziona alla perfezione, e produce permessi sempre più brevi, ricattabilità sempre più forte, clandestinità come mezzo di (s)regolazione del mercato del lavoro. In un mondo dove il confine tra regolarità e irregolarità si fa sempre più labile, dove i migranti vivono mesi e a volte anni con in mano una ricevuta che non vale niente, questa pare essere l’unica vera (s)regolazione prodotta dalla Bossi-Fini.

Di questo abbiamo parlato unendoci al percorso della mayday milanese, che quest’anno assume il sapore di una sfida particolare: adottare la centralità politica del lavoro migrante come chiave di lettura della precarietà. Una centralità che è più di una sommatoria, e che supera ogni idea di ‘classifica della sfiga’. La condizione migrante è infatti diventata in questi ultimi anni la dimensione di una nuova lotta che parla a tutto il lavoro, si diffonde, si radicalizza, avanza parole d’ordine precise.
A Bologna il percorso del Coordinamento Migranti si fa testimone e protagonista di questa dimensione, e alle mobilitazioni dello scorso anno si è aggiunta, come buon auspicio verso la mayday, la Terza Giornata dei Migranti del 20 aprile.

A guardarci bene, i migranti scesi in piazza dell’Unità a Bologna, come quelli che hanno fatto sentire la loro voce in questi anni in Italia e in Europa, chiedono le stesse cose e non guardano in faccia ai governi: la rottura del legame tra permesso di soggiorno e lavoro, una regolarizzazione slegata dal lavoro e dal salario, la chiusura di tutti i CPT dentro e fuori l’Europa. Quando la libertà è la posta più alta della lotta, non è facile giocare al ribasso.

La mayday ha assunto questa piattaforma come asse fondamentale del suo percorso. Un riconoscimento anche fisico, perché tutte le realtà che parteciperanno alla mayday hanno concordato sul fatto che saranno i migranti ad aprire grande corteo milanese. Non è solidarietà, è la voce che il protagonismo dei migranti ha saputo conquistarsi.

La richiesta di regolarizzazione che unisce la euro mayday è poi il riconoscimento che la lotta deve essere europea, perché dall’Europa vengono ormai le linee sulle politiche degli stati in materia di immigrazione. Il grido che attraverserà l’Atlantico il primo maggio di quest’anno ci dice però anche altro, ci parla della dimensione transnazionale delle lotte dei migranti, una dimensione cresciuta in questi mesi grazie alla Catena Transnazionale di cui Milano sarà una nuova tappa, inaspettata fino a poche settimane fa.

I migranti si muovono, e reclamano libertà di movimento e diritto di restare. Lo fanno mostrando a tutto il movimento una via da seguire. Quest’anno a Milano, in Europa, tra le due sponde dell’Atlantico, la mayday sarà davvero giornata di lotta di tutti i lavoratori. E per l’Italia sarà un bel messaggio rivolto a chi guarda al futuro sognando di irrigidire ancor di più la Bossi-Fini e di giocarsi tutto sulla pelle dei migranti: i migranti non ci staranno, le decine di migliaia che saranno a Milano questo primo maggio non ci staranno.

Non siamo soli, abbiamo amici e alleati in Europa e nel mondo. Non fanno guerre, lottano con noi.

Con chi parte con noi da Bologna ci vediamo all'autostazione alle 9.
Con tutti gli altri a porta Ticinese alle 15.
postato da: coordmigranti alle ore 15:02 | link |
categorie: migranti antirazzismo, mayday008

Commenti