Liberi di muoverci e
liberi di restare
Quella del 2008, a Milano, è una MayDay che scommette sul lavoro migrante. Si può dire: non è una novità. L’EuroMayDay si è sempre rivolta ai migranti, accanto ai precari e alle precarie, per parlare di quello che oggi è diventato il lavoro. Ma c’è una nuova frontiera della lotta contro la precarizzazione che intendiamo attraversare, raccontando una storia vissuta da molti, ma che riguarda tutti. E' la storia di milioni di uomini e donne che hanno attraversato i confini, liberamente, e che hanno deciso di restare. Che per restare devono
lavorare. Che non possono far altro che lavorare: disoccupazione significa espulsione. Lotta sui posti di lavoro significa minaccia di licenziamento, paura della clandestinità e dei CPT.
Rinnovo del contratto di lavoro e del permesso significa accettare salari da fame. Il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro è la leva per precarizzare il lavoro e la vita dei migranti, ma anche il lavoro e la vita di tutti. Costruisce gerarchie, separa, mette in moto il meccanismo.
Tutti coloro che saranno a Milano il 1° maggio diranno no al contratto di soggiorno per lavoro, e non parleranno solo dei migranti: raccontando questa storia particolare, ciascuno parlerà anche di sè.
Costruire una lunga/larga/long MayDay significa mantenere aperta questa scommessa. Significa costruire uno spazio che già da sè rompe i confini delle differenze per mettere in gioco le differenze. Ci sono esperienze di lavoro, di lotta, parole, che è necessario comunicarsi se il movimento dei migranti e quello dei precari vogliono battere la strada di un percorso condiviso. I migranti portano con sè il carico di una doppia precarietà, ma qui non si tratta di fare a gara a chi sta peggio. Perchè proprio questa doppia precarietà è stata il punto di partenza di esperienze di lotta inedite, fuori da ogni rappresentanza politica o sindacale, lotte nel segno del protagonismo e della radicalità delle rivendicazioni.
E soprattutto, lotte attraverso i confini. Ogni grandezza territoriale. Il 1° maggio a Milano abbiamo deciso di seguire questo movimento. Quel giorno, negli Stati Uniti, i migranti saranno di nuovo nelle strade per rivendicare una regolarizzazione senza condizioni. E' una parola d’ordine condivisa: quello che noi vogliamo è essere liberi di muoverci e liberi di restare, è la rottura di quel meccanismo che rendendo i migranti ricattabili, precarizza tutto il lavoro.
E non sarà soltanto un legame simbolico tra le due sponde dell’oceano: le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici migranti sono un fatto. Che attraversino i confini è un fatto. I migranti degli Stati Uniti parleranno dai microfoni della MayDay parade a Milano. Noi scommettiamo di essere l’amplificatore di massa che fa risuonare il carattere transnazionale della lotta. E lo fa qui, e ora.
da: City of Gods - aprile 008 http://city.precaria.org/citypocket/citypocket_6.pdf