Per il protagonismo dei migranti Per l'abolizione del legame tra permesso di soggiorno e lavoro Per la libertà di movimento e il diritto di restare e per la chiusura dei CPT dentro e fuori l'Europa
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Questa mattina si è tenuto un presidio di fronte alla fonderia Gardelli & Sani di Fontevivo (PR), a cui ha partecipato una delegazione del Coordinamento Migranti. Il gravissimo episodio denunciato in questi giorni (vedi il comunicato) non è un fatto eccezionale, ma un piccolo squarcio sulla realtà del lavoro migrante: sfruttamento, mancanza di norme sulla sicurezza, minacce e - da ultimo - violenze fisiche.
La fonderia di Pontevivo si presenta come tante piccole fabbriche disseminate nel nostro territorio: un recinto all'interno del quale è impossibile vedere che cosa accade. Un luogo dove si custodisce il segreto del lavoro migrante. La denuncia di Redouane ha però rotto questo segreto, svelando che cosa accade dietro le retoriche sull'immigrazione.
Abbiamo avuto con lui un colloquio durante il quale ci ha raccontato la situazione alla Gardelli & Sani: macchinari la cui sicurezza è discutibile - Reduane ha perso un dito in questa stessa ditta qualche anno fa - e impiego regolare di lavoro nero e migranti privi del permesso di soggiorno. Poche settimane fa un cosiddetto controllo contro il lavoro nero ha portato ad un esito che putroppo conosciamo fin troppo bene: come tra i braccianti agricoli nel Sud Italia o tra gli operai dei cantieri edili, il controllo ha portato alla fuga di alcuni di loro, e a provvedimenti di espulsione per altri, in quanto clandestini. Intanto la fabbrica continua a funzionare: anche oggi durante il presidio si potevano sentire i rumori provenienti dall'interno, isolati dal resto del mondo da barriere di oltre due metri e filo spinato. Reduane ci ha raccontato cosa è successo dopo i controlli: il personale è stato dimezzato, e così è aumentato il carico di lavoro per chi, come lui, era invece regolarmente assunto. Gli veniva chiesto di svolgere più mansioni nello stesso tempo, di caricare il muletto ma anche di far funzionare le macchine. Quando Reduane si è difeso dicendo che non era possibile fare tutto allo stesso tempo ha ricevuto come risposta offese e uno sputo, e poi un pugno sul volto. Uno degli altri lavoratori, tutti migranti, ha vinto la paura e le minacce dei padroni aiutandolo nella sua denuncia.
Se non a tutti i migranti capita di ricevere sputi in faccia e pugni - e fa una differenza - tutti vivono però il ricatto del permesso di soggiorno per lavoro, che coinvolge i migranti irregolari in un circolo perverso dal quale è impossibile uscire, e coinvolge quelli regolari mostrando la precarietà della loro condizione. Chi rifiuta rischia grosso, chi si ribella a condizioni insopportabili subisce il rischio di perdere il permesso. Un ricatto che non si ferma ai migranti, perché se una parte sempre crescente di lavoratori vive questa condizione, è il lavoro nel suo complesso ad essere ricattato e a diventare lavoro migrante.
Il gesto di Reduane, come quelli di tanti altri che fanno sentire la loro voce, dimostrano però che sono tanti i migranti che dicono NO e sono pronti a lottare.