Appello alle associazioni dei migranti di Bologna e provincia:
PER NON RIMANERE NEL SILENZIO!
per dire No alla legge Bossi-Fini,
per non tornare alla Turco-Napolitano!
Negli ultimi due anni, nell’ambito della grande mobilitazione nazionale del movimento dei migranti, il Coordinamento Migranti Bologna e Provincia è sceso in piazza contro la gestione vergognosa dei rinnovi e dei rilasci dei permessi di soggiorno da parte della Prefettura e Questura di Bologna. Oggi, le risposte dei rappresentanti del governo e degli enti locali appaiono del tutto insufficienti: nonostante l’avvio del decentramento presso i quartieri, i tempi di attesa per il rilascio dei permessi, delle carte di soggiorno non sembrano diminuiti né a Bologna né tanto meno in provincia. Ugualmente lunghi sono i tempi di attesa per i ricongiungimenti familiari. Inoltre, a causa dei contratti di lavoro a tempo determinato i permessi di soggiorno sono nuovamente di breve durata, e spesso i salari risultano troppo bassi per raggiungere la soglia di reddito necessaria al rinnovo del permesso.
Lo scorso 25 giugno siamo scesi in piazza contro il Regolamento di attuazione della legge Bossi-Fini che, a causa della richiesta di un certificato di idoneità abitativa, pone ancora oggi migliaia di migranti sulla soglia della clandestinità: la modifica dei criteri di idoneità abitativa da parte dei comuni non rappresenta una soluzione alla discriminazione che noi migranti subiamo, poiché per ottenere un contratto di lavoro non solo dobbiamo avere in tasca il permesso di soggiorno, ma dobbiamo anche dimostrare di aver un alloggio adeguato.
Soltanto l’abrogazione della legge Bossi-Fini e della Turco-Napolitano, con la chiusura dei Centri di Permanenza Temporanea e la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro possono migliorare realmente le condizioni di vita e di lavoro, oggi sempre più dure e difficili.
Anche quei migranti che in questi giorni tentano di vincere, a proprie spese, la “gara” per entrare nelle quote, così da regolarizzarsi o accedere legalmente in Italia subiranno il ricatto determinato dal contratto di soggiorno per lavoro: tutti noi migranti, residenti in Italia da molti anni o da pochi, con permesso di lavoro o per studio, e anche i nostri figli al compimento dei 18 anni, saranno costretti ad accettare qualsiasi lavoro, anche con bassi salari e privo delle condizioni di sicurezza, per poter rinnovare un permesso di soggiorno, che non garantisce l’effettivo godimento delle pensioni e la disponibilità dei contributi versati.
Oggi più che mai è quindi urgente riprendere la discussione e la comunicazione tra le diverse associazioni, comunità e migranti. Sappiamo, infatti, che non sarà un cambio di governo a cambiare le cose. Il centro-sinistra recepisce, almeno a parole, alcune richieste avanzate dal movimento dei migranti in questi anni, prevedendo un miglioramento amministrativo nella gestione dei permessi. Tuttavia, accettando il meccanismo delle quote dimostra di non volere superare né l’istituto del “contratto di soggiorno per lavoro” né i Centri di Permanenza Temporanea.
Per questo motivo, invitiamo tutte le associazioni, le comunità, i lavoratori e le lavoratrici migranti di Bologna e provincia a partecipare ad una grande
ASSEMBLEA, DOMENICA 26 MARZO, ORE 16.00
PRESSO IL CENTRO INTERCULTURALE ZONARELLI, VIA SACCO 14
… per discutere dei problemi dentro e fuori i luoghi di lavoro, della difficile situazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati privi di una legge che li tuteli realmente, e per organizzare insieme una grande iniziativa da tenersi il 23 aprile in piazza dell’Unità: per un momento di festa e di comunicazione nel quale lavoratori, lavoratrici e studenti, migranti e italiani possano prendere direttamente parola per imporre al prossimo governo, qualunque sia il suo colore, la forza delle nostre rivendicazioni.
Coordinamento Migranti Bologna e provincia