Per il protagonismo dei migranti
Per l'abolizione del legame tra permesso di soggiorno e lavoro
Per la libertà di movimento e il diritto di restare e per la chiusura dei CPT dentro e fuori l'Europa

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il Coordinamento Migranti si riunisce tutti i MERCOLEDI sera alle 19:30 presso xm24, via Fioravanti 24 a Bologna

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giovedì, 02 febbraio 2006


TUTTO DIVERSO, TUTTO UGUALE


Da marzo 2004, nell’ambito della mobilitazione nazionale che ha visto crescere il movimento dei migranti, il Coordinamento Migranti Bologna e Provincia ha organizzato momenti di lotta a livello territoriale per prendere parola contro la vergognosa gestione dei rinnovi dei permessi da parte della Questura di Bologna.  Di fronte alla costante mobilitazione dei migranti, la Questura e la Prefettura insieme all’amministrazione locale sono state costrette a dare delle risposte: dal mese di gennaio i permessi e le carte di soggiorno potranno essere ritirati presso le sedi dei quartieri. Inoltre, l’amministrazione locale ha ridotto i criteri necessari a certificare l’idoneità dell’abitazione, indispensabile al rinnovo del permesso dopo l’entrata in vigore del Regolamento di Attuazione della legge Bossi-Fini, contro cui più di mille migranti sono scesi in piazza davanti alla Prefettura lo scorso 25 giugno. Invece, nessuna risposta è stata data alle richieste di autocertificazione delle condizioni abitative e di un “documento”, che attesti la possibilità per i migranti in attesa di rinnovo di cambiare lavoro e accedere ai servizi. Inoltre, niente assicura che la promessa della riduzione dei tempi di attesa troverà riscontro nella realtà. Per questo nei prossimi mesi non smetteremo di controllare e denunciare la gestione dei rinnovi da parte della Questura di Bologna, tuttavia

sappiamo che non saranno i miglioramenti amministrativi a cambiare la difficile situazione prodotta, dentro e fuori i luoghi di lavoro, dal LEGAME TRA PERMESSO DI SOGGIORNO E CONTRATTO DI LAVORO.

 Per rinnovare il permesso di soggiorno è necessario non solo avere un contratto di lavoro, ma anche certificare l’idoneità dell’abitazione. Ancora oggi per questo motivo molti permessi di soggiorno vengono bloccati in Questura con la conseguenza che i migranti rischiano di perdere tutto. Il “contratto di soggiorno per lavoro” ci costringe ad accettare qualsiasi condizione salariale e di lavoro pur di non diventare clandestini, per non essere rinchiusi nel Centro di detenzione di via Mattei, per non essere espulsi. Per questo crediamo che non sarà il diritto di voto, amministrativo o politico, a risolvere le gravissime condizioni di vita e di lavoro prodotte dal contratto di soggiorno!

In questi giorni molti migranti, lavoratori e studenti, sono alle prese con procedure incerte e costose che rappresentano l’unica possibilità per accedere legalmente in Italia o l’unico modo per regolarizzarsi dopo aver subito durissime condizioni di lavoro in nero, aver fornito lavoro stagionale o aver usufruito di un permesso per motivi di studio. Il decreto di programmazione delle quote prevede la presentazione delle domande tramite gli uffici postali, che distribuiranno i moduli predisposti alla lettura ottica entro dieci giorni dalla scadenza. Mentre i moduli presenti nel sito del Ministero del Welfare non dovrebbero avere alcuna validità, e mentre a Bologna i sindacati confederali anziché attaccare la logica di sfruttamento che si nasconde dietro alle quote, si erano messi nell’ottica della loro gestione, fornendo un servizio (anch’esso a pagamento) per la compilazione dei moduli, il business della presentazione delle “domande a pagamento” passa agli uffici postali:

 Come per la sanatoria del 2002 saremo ancora noi migranti a pagare a caro prezzo per poter accedere a quella che si presenta come una vera e propria “gara” per l’ingresso legale o la regolarizzazione.

Infatti, il numero degli ingressi autorizzati è limitato e suddiviso in quote di lavoro subordinato, lavoro domestico, lavoro autonomo e stagionale. Inoltre, una parte delle quote è riservata a quei paesi di provenienza che hanno stipulato accordi di cooperazione (o riammissione).  Sappiamo che per molti migranti le quote costituiscono un modo per regolarizzare finalmente la propria posizione, ma
dobbiamo anche denunciare il legame tra le quote e la logica di sfruttamento del contratto di soggiorno per lavoro!

Le lavoratrici e i lavoratori migranti, così come gli studenti, che rientreranno nelle quote, saranno posti in competizione con i migranti già residenti sul territorio e dovranno subire ugualmente condizioni di inferiorità e sfruttamento imposte dal “contratto di soggiorno per lavoro”. Per ottenere e rinnovare il permesso di soggiorno saranno costretti, come tutti noi migranti, ad accettare qualsiasi condizione salariale e di lavoro. In questo modo gli studenti difficilmente riusciranno a valorizzare il proprio bagaglio formativo.

La politica delle quote rivela la verità che si maschera dietro alle prospettive offerte da un possibile futuro governo di centro-sinistra.
 Il programma dell’Unione recepisce, almeno a parole, alcune richieste avanzate dal movimento dei migranti in questi anni, prevedendo un miglioramento amministrativo nella gestione del rinnovo dei permessi. Tuttavia, dietro alla volontà di abrogare la legge Bossi-Fini e il “contratto di soggiorno per lavoro”, tutto rimane uguale!

 L’introduzione di un permesso annuale per ricerca lavoro, “da rilasciare in seguito a prestazione di precise garanzie economiche”, non allontana noi migranti dal rischio costante di diventare clandestini e essere rinchiusi nei centri di detenzione in attesa di espulsione. Proprio perché il legame tra permesso di soggiorno e lavoro rimane, l’Unione ribadisce che i centri di permanenza temporanea sono necessari, e prevede un sistema di flussi e quote d’ingresso “flessibile”, ovvero maggiormente adeguato alle richieste del mercato del lavoro. Inoltre, viene avanzata la proposta di istituire canali d’ingresso “specifici” proprio per le lavoratrici domestiche e badanti, che subiscono oggi durissime condizioni di sfruttamento.

Noi migranti siamo ormai consapevoli che nella prospettiva di un cambio di governo saremo comunque considerati mera forza lavoro “disponibile” all’esigenze dei padroni. Sappiamo che eventuali miglioramenti saranno la conseguenza della mobilitazione dei migranti in questi ultimi due anni, ma crediamo anche che fino a quando non sarà rotto il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro non saremo liberi di costruire un progetto di vita.

Oggi più che mai è necessario non rimanere in silenzio, sentirsi coinvolti in prima persona e riprendere quel percorso di mobilitazione attraverso incontri e assemblee per far crescere a Bologna, in provincia e in Italia un movimento autonomo dei migranti, che coinvolga lavoratrici, lavoratori e studenti, perché accomunati dalla condizione di ricatto e di sfruttamento del lavoro oggi all’ordine del giorno per tutti i lavoratori.

 Per questo il Coordinamento Migranti Bologna e Provincia rilancia un percorso di assemblee dei migranti sul territorio, e parteciperà attivamente all’assemblea nazionale del Tavolo Migranti che si terrà a Brescia il prossimo 5 febbraio, per la costruzione di un percorso autonomo e aperto a tutte le realtà migranti che condividono la necessità di un movimento ancora una volta nel segno del protagonismo dei migranti!


 
postato da: coordmigranti alle ore 13:43 | link |
categorie: comunicati, assemblee